09 Febbraio 2023
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Il Selvaggio West continua a vivere nel sud della Spagna

07-03-2022 15:21 - News
Le assi consumate del pavimento in legno scricchiolano sotto i passi pesanti di Rafael Molina, mentre attraversa il saloon. Fuori, il rumore di cavalli al galoppo rompe il silenzio del deserto circostante.
Tutto intorno a lui, i negozi vuoti e le case abbandonate della cittadina in stile Vecchio West appaiono come appena saccheggiate dai banditi a cavallo.
“Quando ero bambino, potevo solo sognare cose come queste”, spiega l’ex attore e stuntman sessantottenne. “Il mio sogno era ammirare con i miei occhi un set cinematografico. Oggi sono il proprietario di uno dei più famosi nella storia dei film Western”.
Molina acquistò il set Fort Bravo alla fine degli anni Settanta. Ma questa trafficata ambientazione cinematografica si trova in Spagna — non in Montana o in Texas. È uno dei tre finti villaggi in stile Vecchio West che si trovano nella piccola cittadina di Tabernas e nel deserto circostante della provincia di Almería. Già alla fine degli anni Cinquanta queste aspre montagne, aride pianure e asciutti canyon hanno fatto da sfondo a oltre 170 film Western, tra cui Il Buono, il Brutto e il Cattivo (1966) e C’era una volta il West (1968).
Altre pellicole e serie tv sono state girate a Tabernas, tra cui Indiana Jones e Game of Thrones. Ma questa ventosa regione, ad appena 30 minuti di strada a nord della città costiera di Almería, resta sinonimo di sparatorie in puro stile western.
Al giorno d’oggi non attrae solo i registi dei nuovi film western, ma anche i turisti che aspettano di affondare i loro speroni nel folklore e nei paesaggi. Ecco la storia improbabile di come tanti set cinematografici della quasi mitica regione degli Stati Uniti sono finiti nel sud della Spagna. Inoltre, scoprite in che modo i turisti possono ammirare questi paesaggi da film e le figure affascinanti che ridanno vita al Vecchio West.

Una comunità di cowboy
Molina fa parte di una piccola comunità di attori cowboy e controfigure locali di Tabernas che recitano in film e serie tv fin dalle prime produzioni degli anni ’50. Sono in grado di recitare qualsiasi scena, dalle scazzottate ai trascinamenti con i cavalli. Conoscenze e abilità spesso vengono tramandate di padre in figlio, così i trucchi del mestiere rimangono in famiglia. Cresciuti nell’età d’oro del genere western, questi attori incarnano i valori degli eroi che interpretano nei film: orgoglio, spavalderia, libertà e un rapporto di fiducia con i cavalli.
“Ho sempre amato i cavalli e il West”, spiega il ventinovenne Ricardo Cruz Fernández, stuntman e cowboy apparso in produzioni recenti come Game of Thrones e I Fratelli Sisters, una produzione cinematografica franco-americana del 2018 che vede la partecipazione di Joaquin Phoenix. Fernández ha iniziato la sua carriera come cowboy dopo aver completato un corso da stuntman una decina d’anni fa.
Tra una produzione e l’altra si esibisce negli show giornalieri a Fort Bravo per migliaia di turisti che ogni anno visitano il set. In uno spettacolo Fernández interpreta un rapinatore di banche che scappa via con l’oro. I turisti lo incontrano nel saloon, mentre fa a botte e duella (per finta) con gli attori che interpretano i suoi complici che fanno il doppio gioco. La cittadina offre anche spettacoli di can-can e tour dei set su una carrozza trainata dai cavalli.
Il suo amore per il selvaggio West è iniziato quando, da bambino, ha visto la cosiddetta “Trilogia del dollaro” del regista italiano Sergio Leone. I tre film (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo) furono girati negli anni Sessanta nella regione di Almería. Il protagonista era un giovane Clint Eastwood, allora ancora sconosciuto, che interpretava un cowboy senza nome che portava un poncho.
“I film di Leone non avevano bisogno di molti dialoghi o trame complicate”, racconta Fernández. “I gesti degli attori, la musica e i dettagli bastano a far venire la pelle d’oca”. Lo stile innovativo delle riprese di Leone e la colonna sonora accattivante della Trilogia aprirono la strada al cosiddetto “spaghetti Western”, un famoso genere cinematografico degli anni Sessanta e Settanta. La maggior parte dei registi di allora erano italiani, mentre produttori e attori erano un mix di italiani, spagnoli e americani, che sullo schermo parlavano la propria rispettiva lingua.
Inizialmente snobbati dai critici americani, i film del genere spaghetti Western ottennero un enorme successo grazie alla disincantata visione che apportarono a uno stile cinematografico che era quasi scomparso. Le figure del selvaggio West che venivano rappresentate erano molto lontane dagli eroici conquistatori bianchi delle prime epopee. I loro protagonisti non erano paladini degli indifesi, ma cacciatori di taglie senza morale spinti da profitto personale, avidità e vendetta. Azione e violenza erano la regola, il bene raramente trionfava.
Anche se Almería era già stata usata come luogo per le riprese di alcuni film famosi (Lawrence d’Arabia, Cleopatra), fu Leone, e la successiva ondata di Western europei, a portare sotto la luce dei riflettori internazionali gli straordinari paesaggi di questa provincia spagnola.
Da allora, Almería ha ospitato oltre 500 produzioni, tra cui alcuni film campioni d’incassi (“Patton, generale d’acciaio”, “Terminator: destino oscuro”) e serie televisive (Doctor Who). “I nostri paesaggi sono l’ideale: nel raggio di pochi chilometri abbiamo mare, deserto e montagne innevate”, spiega il produttore locale Plácido Martínez. “Possiamo rappresentare Texas, Nuovo Messico, Arizona, California e moltissimi altri scenari naturali”.

Cavalieri diventati stuntman
Quando le produzioni Western straniere scoprirono Almería negli anni ’60, la provincia era una delle più povere della Spagna, afflitta da alti tassi di disoccupazione ed emigrazione. Nonostante la sua posizione isolata, i costi di produzione erano estremamente bassi e i suoi abitanti erano abili cavalieri. Erano le controfigure e le comparse ideali per i film spaghetti Western ambientati al confine tra Stati Uniti e Messico.
“Guadagnavo di più io in un giorno che mio padre in una settimana di duro lavoro nelle miniere d’oro”, racconta Manuel Hernández Montoya, un abitante del luogo di 61 anni che da bambino ha lavorato come comparsa in diversi film Western. Ora è il proprietario dell’hotel e ristorante a tema cinematografico Hostal Alba nel vicino villaggio di Los Albaricoques, dove fu girato il duello finale del film Per qualche dollaro in più.
Per un pugno di dollari ebbe un enorme successo, stimolando la costruzione di altri due set esterni attorno a Tabernas (chiamati Oasys Mini Hollywood e Western Leone, entrambi ancora in uso; quando le troupe cinematografiche non sono nei paraggi, accolgono i turisti nelle loro strade polverose e negli edifici in stile XIX secolo con spettacoli di cowboy, tour e passeggiate a cavallo).
La regione aveva poche strade asfaltate all’epoca e l’industria del cinema fu fondamentale per la costruzione dell’aeroporto e dei primi hotel di Almería. Nel giro di pochi anni, la cittadina si trasformò da zona sperduta a una sorta di Hollywood europea, dove celebrità del calibro di Claudia Cardinale, i Beatles e Charles Bronson sorseggiavano un drink accanto alla piscina del Gran Hotel tra un ciak e un altro.
L’industria del cinema ha portato alla ribalta anche l’immagine internazionale di Francisco Franco, il dittatore che ha governato la Spagna tra il 1939 e il 1975. “Il regime era molto felice di accogliere star come Ava Gardner, Frank Sinatra o John Wayne”, ricorda Evaristo Martínez, giornalista ed esperto di cinema che vive ad Almería. “Franco agevolava le produzioni internazionali in qualunque modo, anche per quei film che localmente erano censurati”.
Il genere spaghetti Western tramontò verso la fine degli anni Settanta, a causa di un eccesso di produzioni, un notevole calo della qualità e il cambiamento dell’interesse del pubblico. Un duro colpo per l’industria locale del cinema, che provocò la perdita di migliaia di posti di lavoro e la rovina dei set Western. Abbandonati dai loro proprietari, questi ultimi furono mantenuti in uso da alcune controfigure che offrivano spettacoli ai turisti per sbarcare il lunario. Quando Molina acquistò Fort Bravo per 6.000 dollari, la banca, i negozi e il saloon erano dei ruderi e dovettero essere ricostruiti.

Il settore di nuovo in sella
Dopo alcune grandi produzioni negli anni Ottanta, tra cui Indiana Jones e l’ultima crociata e Conan il Barbaro, l’industria cinematografica di Almería ha conosciuto una rinascita. I film Western non hanno riacquistato l’importanza degli anni d’oro, ma gli abitanti del luogo si sentono ancora molto legati a quelle pellicole. “I film Western hanno decisamente cambiato il destino della nostra provincia, dagli anni ’50 fino a oggi”, spiega Martínez, il produttore.
Oltre a visitare i tre set, i turisti possono immergersi nell’industria del cinema di Almería durante l’Almería Western Film Festival, che si svolge ogni anno a ottobre a Tabernas. Migliaia di fan partecipano alle proiezioni dei film, si travestono da pistoleri e assaggiano la cucina in stile Western.
Nella cittadina sono presenti diverse agenzie turistiche che organizzano visite ai set abbandonati nel deserto, passando attraverso i canyon remoti e le montagne dove sono stati girati i film. “Una volta ho accompagnato un turista arrivato dal Giappone solo per farsi dei selfie in ogni location della “Trilogia”, indossando una copia del poncho di Clint Eastwood”, racconta Cristina Serena Seguí, manager dell’agenzia turistica Malcaminos.
Secondo alcuni sono gli sguardi di ghiaccio dei cowboy e i paesaggi desolati della regione a continuare ad attirare turisti e troupe cinematografiche, ma Martínez propende per un motivo più ambizioso: “I film Western raccontano la creazione da zero di una nazione e di una società”, spiega, “rappresentano la storia dell’umanità”.



Fonte: National Geographyc

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