14 Giugno 2024
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Immersione a Jackson Reef

27-05-2024 12:16 - News Subacquee
Jackson Reef è uno dei 4 reef affioranti dello Stretto dell'Isola di Tiran.
Al centro del canale, delimitato a ovest dal Sinai e a est dall'Isola di Tiran, si trovano 4 reef affioranti i cui nomi sono dedicati ai geografi inglesi che ne disegnarono la prima carta nautica della regione, nell'ordine da sud verso nord, Gordon Reef, Thomas Reef, Woodhouse Reef e infine Jackson Reef.
La particolare posizione geografica di questi reef e la presenza dei venti dominanti che provengono da nord, fanno si che nelle ore mattutine siano intensi per poi calmarsi nelle ore pomeridiane.
Da qui la formazione di forti correnti che trasportano grosse quantità di plancton fonte di cibo delle madrepore, pesci di barriera e di conseguenza cibo per grossi predatori come carangidi, barracuda, tonni e squali.

JACKSON REEF
E' il più settentrionale dei 4 reef ed è caratterizzato dalla presenza di un relitto di una nave mercantile “Lara”.
La nostra immersione è avvenuta in “shamandura” cioè con la barca ancorata: dopo essersi buttati in acqua abbiamo pinneggiato verso il reef; qui siamo discesi e il tour è cominciato tenendo il reef sulla spalla destra.
Il reef si presenta coloratissimo da coralli molli che si muovono in corrispondenza della corrente; intorno ai 26 mt si apre un bellissimo ventaglio di gorgonie; proseguendo il tour ci avviciniamo sempre più al corner, dove bisogna essere attenti a come tra la corrente: se non siamo accorti ci sono buone possibilità di essere trasportati sempre più verso il corner per poi essere sparati all'esterno del reef; la corrente come detto in questi reef è forte e in questi casi non è possibile contrastarla.
Appunto per questo sapientemente la guida ci ha fatto segno di tornare indietro, risalendo verso i 15 mt: la nostra immersione è stata allietata dall'incontro di 3 tartarughe intente a mangiare i corallo molle. Bello il torrione ricoperto dal corallo lattuga che con il suo colore verde si staglia nel blu della profondità.

Fonte: Luigi Bini

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