Cinque destinazioni da vivere e immortalare: i segreti della fotografia di viaggio
22-06-2026 15:37 - News Attualità
I fotografi lo sanno bene: a volte, uno scatto può raccontare un luogo, un’esperienza, una persona meglio di mille parole. Ma non è facile ottenere una fotografia con questa potenza espressiva: sono tanti i dubbi che possono frenare un fotografo, dalla scelta del soggetto fino all’ottica più adatta. Probabilmente Isabella Tabacchi, pluripremiata fotografa paesaggistica, ogni volta che si trova di fronte a una montagna imponente o a un ghiacciaio nel bel mezzo del Mare Artico, si pone le stesse domande. “Prima ancora di prenotare, studio a lungo i paesaggi attraverso mappe topografiche, immagini satellitari, condizioni meteorologiche e l’orientamento della luce durante le diverse ore del giorno. L’itinerario si costruisce intorno alle emozioni che voglio trasmettere attraverso le fotografie, spesso cercando luoghi non ancora esplorati o visti da una prospettiva inconsueta”.
Non a caso Isabella Tabacchi ha viaggiato in tutto il mondo, immortalando paesaggi mozzafiato e cercando di coglierne le peculiarità, sfidando le condizioni atmosferiche e le grandi difficoltà nel raggiungere i luoghi più impervi della Terra. “Non è mai solo una questione estetica, ma un percorso narrativo: ogni tappa deve raccontare qualcosa”, spiega la fotografa, sempre alla ricerca di paesaggi che “sembrino provenire da un sogno”, dove poter combinare “emozione, ispirazione e composizione”. Perché, quando succede, “è quello il paesaggio giusto”. Ma dal Giappone all’India, quali sono le mete migliori per immergersi nella fotografia di viaggio?
La magia del Giappone
Metropoli ultramoderne, strade affollate, tradizioni folcloristiche: quando si pensa al Giappone, sono queste le prime immagini che vengono in mente. Ma basta allontanarsi di poco per scoprire un paese in cui spiritualità e natura si fondono. Come sottolinea Isabella Tabacchi, il Giappone è “una sinfonia di contrasti”. Tra la fioritura dei ciliegi e l’innevato Monte Fuji, la fotografa ha immortalato alcuni dei suoi paesaggi preferiti: “La Regione dei cinque laghi del Monte Fuji, nella prefettura di Yamanashi, mi ispira per la combinazione tra la maestosità del Fuji e il paesaggio circostante”. In questo viaggio, Isabella Tabacchi ha utilizzato Fujifilm GFX100S II con un’ottica GF20-35 mm, che offre un campo visivo spettacolare e consente di dare ai suoi scatti più cinematografici un senso di maestosità e spazialità: “Ciò che amo di più è la naturalezza della distorsione: anche a 20 mm, le linee rimangono credibili e pulite. È anche molto utile per fotografie oniriche con foreground molto vicini, lavorando con texture come muschi, rocce o fiori contro cieli drammatici”.
Le suggestioni del Nepal
Il Nepal è la meta prediletta per gli amanti del trekking: qui si trovano alcuni dei sentieri più celebri al mondo, e tra i migliori per ammirare i picchi himalayani. Gli stessi percorsi sono battuti anche dai fotografi che, alla ricerca dello scatto perfetto, percorrono chilometri a piedi su sentieri impegnativi. In questi casi, le parole d’ordine sono praticità e leggerezza: “In viaggi impegnativi e in ambienti un po' isolati, porto sempre la mia fotocamera principale, la mirrorless medioformato GFX100S II, le mie quattro ottiche (GF20-35, GF45-100, GF100-200, GF500) e il treppiede. Non mancano mai filtri ND e polarizzatori, batterie di scorta e tanti powerbank in paesaggi remoti”, spiega Isabella Tabacchi.
Quando si vuole raccontare questo ambiente, l’ottica ideale è la GF45-100 mm, che consente una resa cromatica profonda e neutra che lascia spazio alla post-produzione senza imporsi. Inoltre, grazie a una transizione dolce tra piani focali, si riesce a isolare i soggetti nel paesaggio senza rinunciare alla tridimensionalità della scena. “Questo è l’obiettivo che porto quando voglio raccontare con delicatezza, senza l’urgenza degli estremi”, racconta la fotografa.
La spiritualità del Bhutan
Visitare il Bhutan significa entrare in contatto con la propria dimensione più spirituale. Un luogo magico noto per i suoi numerosi monasteri, spesso incastonati nella roccia. Il paesaggio circostante è uno scrigno che protegge queste fortezze dello spirito, capaci di stupire ogni volta i viaggiatori. Per immortalare questo tipo di paesaggi, come il famoso Monastero di Taktsang, si potrebbe usare un GF100-200 mm: un teleobiettivo leggero e preciso, con cui esplorare la poesia dei dettagli lontani, come i giochi di luce sulle architetture. Benché l’apertura non sia ampia, la resa ottica è raffinata e micro-contrastata. Per la fotografa è un must quando si vuole “astrarre forme nel paesaggio, lasciando spazio all’immaginazione”.
La luce delle Isole Lofoten
Sfidare il freddo di uno degli arcipelaghi più spettacolari del mondo può regalare grandi soddisfazioni: dalle piccole cittadine tra i fiordi norvegesi all’aurora boreale, fino al fenomeno del sole di mezzanotte. “Le Lofoten sono un esercizio di adattamento creativo” spiega la fotografa, che in più occasioni si è ritrovata a sfruttare a proprio favore condizioni di luce uniche. “In estate la luce continua è un dono: ti permette di esplorare angolazioni insolite e attendere il momento perfetto senza fretta. In inverno, la sfida è l’opposto: poche ore di luce e condizioni dure. Lì lavoro molto sulla pianificazione e sull’immaginare in anticipo la scena”. Pur non essendo un luogo particolarmente adatto per i fotografi alle prime armi, la fotografa consiglia di “lasciarsi guidare dalla luce naturale, senza cercare di forzarla: in quei luoghi, è lei a decidere cosa raccontare”.
La sacralità dell’India
Quando si parla di uno dei Paesi più vasti al mondo, si è costretti a selezionare tra le tante bellezze naturalistiche e culturali. Secondo Isabella Tabacchi, “le architetture di Jaipur e Varanasi rappresentano al meglio l’essenza dell’India". A proposito di Varanasi, specifica: “Non è solo per la sua sacralità, ma per la stratificazione di tempo, luce e vita che pulsa sulle rive del Gange. La nebbia del mattino, le barche silenziose, i rituali che si susseguono tra spiritualità e quotidianità: ogni immagine catturata lì è un frammento di eternità. È un luogo dove il paesaggio umano e quello naturale si fondono, e dove la luce ha un carattere quasi mistico”. Per catturare questa unicità contemplativa, GFX100S II è perfetta: “È una fotocamera che rispetta la poesia della luce e amplifica il mio modo di raccontare la natura”, conclude la fotografa. “È uno strumento che non impone un’estetica, ma offre spazio all’intenzione del fotografo. E quando questo succede, la tecnica si dissolve, lasciando spazio solo alla visione”.
Non a caso Isabella Tabacchi ha viaggiato in tutto il mondo, immortalando paesaggi mozzafiato e cercando di coglierne le peculiarità, sfidando le condizioni atmosferiche e le grandi difficoltà nel raggiungere i luoghi più impervi della Terra. “Non è mai solo una questione estetica, ma un percorso narrativo: ogni tappa deve raccontare qualcosa”, spiega la fotografa, sempre alla ricerca di paesaggi che “sembrino provenire da un sogno”, dove poter combinare “emozione, ispirazione e composizione”. Perché, quando succede, “è quello il paesaggio giusto”. Ma dal Giappone all’India, quali sono le mete migliori per immergersi nella fotografia di viaggio?
La magia del Giappone
Metropoli ultramoderne, strade affollate, tradizioni folcloristiche: quando si pensa al Giappone, sono queste le prime immagini che vengono in mente. Ma basta allontanarsi di poco per scoprire un paese in cui spiritualità e natura si fondono. Come sottolinea Isabella Tabacchi, il Giappone è “una sinfonia di contrasti”. Tra la fioritura dei ciliegi e l’innevato Monte Fuji, la fotografa ha immortalato alcuni dei suoi paesaggi preferiti: “La Regione dei cinque laghi del Monte Fuji, nella prefettura di Yamanashi, mi ispira per la combinazione tra la maestosità del Fuji e il paesaggio circostante”. In questo viaggio, Isabella Tabacchi ha utilizzato Fujifilm GFX100S II con un’ottica GF20-35 mm, che offre un campo visivo spettacolare e consente di dare ai suoi scatti più cinematografici un senso di maestosità e spazialità: “Ciò che amo di più è la naturalezza della distorsione: anche a 20 mm, le linee rimangono credibili e pulite. È anche molto utile per fotografie oniriche con foreground molto vicini, lavorando con texture come muschi, rocce o fiori contro cieli drammatici”.
Le suggestioni del Nepal
Il Nepal è la meta prediletta per gli amanti del trekking: qui si trovano alcuni dei sentieri più celebri al mondo, e tra i migliori per ammirare i picchi himalayani. Gli stessi percorsi sono battuti anche dai fotografi che, alla ricerca dello scatto perfetto, percorrono chilometri a piedi su sentieri impegnativi. In questi casi, le parole d’ordine sono praticità e leggerezza: “In viaggi impegnativi e in ambienti un po' isolati, porto sempre la mia fotocamera principale, la mirrorless medioformato GFX100S II, le mie quattro ottiche (GF20-35, GF45-100, GF100-200, GF500) e il treppiede. Non mancano mai filtri ND e polarizzatori, batterie di scorta e tanti powerbank in paesaggi remoti”, spiega Isabella Tabacchi.
Quando si vuole raccontare questo ambiente, l’ottica ideale è la GF45-100 mm, che consente una resa cromatica profonda e neutra che lascia spazio alla post-produzione senza imporsi. Inoltre, grazie a una transizione dolce tra piani focali, si riesce a isolare i soggetti nel paesaggio senza rinunciare alla tridimensionalità della scena. “Questo è l’obiettivo che porto quando voglio raccontare con delicatezza, senza l’urgenza degli estremi”, racconta la fotografa.
La spiritualità del Bhutan
Visitare il Bhutan significa entrare in contatto con la propria dimensione più spirituale. Un luogo magico noto per i suoi numerosi monasteri, spesso incastonati nella roccia. Il paesaggio circostante è uno scrigno che protegge queste fortezze dello spirito, capaci di stupire ogni volta i viaggiatori. Per immortalare questo tipo di paesaggi, come il famoso Monastero di Taktsang, si potrebbe usare un GF100-200 mm: un teleobiettivo leggero e preciso, con cui esplorare la poesia dei dettagli lontani, come i giochi di luce sulle architetture. Benché l’apertura non sia ampia, la resa ottica è raffinata e micro-contrastata. Per la fotografa è un must quando si vuole “astrarre forme nel paesaggio, lasciando spazio all’immaginazione”.
La luce delle Isole Lofoten
Sfidare il freddo di uno degli arcipelaghi più spettacolari del mondo può regalare grandi soddisfazioni: dalle piccole cittadine tra i fiordi norvegesi all’aurora boreale, fino al fenomeno del sole di mezzanotte. “Le Lofoten sono un esercizio di adattamento creativo” spiega la fotografa, che in più occasioni si è ritrovata a sfruttare a proprio favore condizioni di luce uniche. “In estate la luce continua è un dono: ti permette di esplorare angolazioni insolite e attendere il momento perfetto senza fretta. In inverno, la sfida è l’opposto: poche ore di luce e condizioni dure. Lì lavoro molto sulla pianificazione e sull’immaginare in anticipo la scena”. Pur non essendo un luogo particolarmente adatto per i fotografi alle prime armi, la fotografa consiglia di “lasciarsi guidare dalla luce naturale, senza cercare di forzarla: in quei luoghi, è lei a decidere cosa raccontare”.
La sacralità dell’India
Quando si parla di uno dei Paesi più vasti al mondo, si è costretti a selezionare tra le tante bellezze naturalistiche e culturali. Secondo Isabella Tabacchi, “le architetture di Jaipur e Varanasi rappresentano al meglio l’essenza dell’India". A proposito di Varanasi, specifica: “Non è solo per la sua sacralità, ma per la stratificazione di tempo, luce e vita che pulsa sulle rive del Gange. La nebbia del mattino, le barche silenziose, i rituali che si susseguono tra spiritualità e quotidianità: ogni immagine catturata lì è un frammento di eternità. È un luogo dove il paesaggio umano e quello naturale si fondono, e dove la luce ha un carattere quasi mistico”. Per catturare questa unicità contemplativa, GFX100S II è perfetta: “È una fotocamera che rispetta la poesia della luce e amplifica il mio modo di raccontare la natura”, conclude la fotografa. “È uno strumento che non impone un’estetica, ma offre spazio all’intenzione del fotografo. E quando questo succede, la tecnica si dissolve, lasciando spazio solo alla visione”.