Uno squalo bianco nel Canale di Sicilia
17-06-2026 18:31 - News Attualità
Un gruppo di sub impegnato nel recupero di reti fantasma nelle acque tra Sicilia e Tunisia si è trovato faccia a faccia con un grande squalo bianco, documentando una scena senza precedenti.
Chi va per mare e si immerge è abituato a incontri fuori dal comune: quello che Jacques Cousteau chiamava “il mondo del silenzio” trova sempre il modo di sorprendere anche i sub più esperti.
È accaduto anche di recente, durante una missione in alto mare del 13 maggio per recuperare reti impigliate in un relitto alla fonda a circa 40 metri di profondità nelle acque tra Sicilia e Tunisia, organizzata dalla Healthy Seas Foundation insieme ai partner Ghost Diving e SDSS (The Society for Documentation of Submerged Sites).
Mentre i sub stavano procedendo nell'encomiabile intento, all'improvviso, dal blu è apparsa una sagoma che puntava verso di loro, facendosi via via più grande. L'animale che si è palesato in un batter d'occhio alla loro vista era una femmina adulta di squalo bianco di circa 3,5 metri, il famigerato e temuto Carcharodon carcharias. Ma, nonostante il timore dei sub, non è successo nulla. Lei si è avvicinata, ha dato uno sguardo e ha proseguito tranquillamente oltre, sparendo di nuovo nel blu. Come nulla fosse.
Al cameraman di Ghost Diving Derk Remmers sono tremate le mani, ma poi è riuscito a tenere la calma e riprendere, consapevole dell'evento eccezionale che stava documentando. “Statisticamente, è molto più probabile vincere il jackpot del lotto che incontrare un animale così iconico sott'acqua”, ha spiegato. “Passi decenni a immergerti tra i relitti e a rimuovere le reti fantasma, ma niente ti prepara per un momento come questo. Un incontro con uno squalo così in mare aperto nel Mediterraneo è pazzesco, eppure abbiamo anche portato avanti il nostro piano di immersione per rimuovere le reti dal relitto, poiché ci ha mostrato molto chiaramente l'importanza del nostro lavoro”, ha concluso.
L’incontro è avvenuto mentre la squadra stava lavorando sopra un relitto al largo dello Stretto di Sicilia, un punto chiave per la biodiversità del mare nostrum. Ma è anche una delle zone di pesca più sfruttate nel Mediterraneo, dove le cosiddette “reti fantasma”, sfuggite al controllo di chi le ha calate continuano a intrappolare e uccidere gli abitanti dei fondali e non solo, poiché sono state riprese anche tartarughe marine immagliate.
Alla missione si sono uniti ricercatori che già monitorano le popolazioni di squali minacciate nell'area, tra cui gli scienziati Marco Milazzo, dell'Università di Palermo, e Carlo Cattano, del Sicily Marine Center - Stazione Zoologica Anton Dohrn. E hanno avuto pane per i loro denti. “La maggior parte delle nostre conoscenze sugli squali bianchi nel mar Mediterraneo provengono da registrazioni di esemplari morti, catturati durante operazioni di pesca”, ha premesso Cattano. “Osservazioni come questa sono estremamente preziose per migliorare la nostra comprensione della distribuzione, delle abitudini e del comportamento di questa specie in grave pericolo di estinzione, la cui sopravvivenza è minacciata dalle attività umane. La nostra ricerca sugli squali ci ha permesso, nel tempo, di identificare diversi punti salienti per le specie minacciate. Questo avvistamento è particolarmente significativo nel convalidare il valore di conservazione di quest'area”, ha concluso.
Secondo la direttrice della fondazione Healthy Seas Veronika Mikos, “ciò che ha reso questo incontro così potente non è solo lo squalo, ma il contesto in cui è avvenuto. Eravamo lì per rimuovere le reti fantasma che intrappolano varie specie su un ecosistema di relitti, noti attrattori di biodiversità. Momenti come questo ci ricordano quanta vita può ancora esistere nelle acque al largo del Mediterraneo e quanto sia importante proteggerla da minacce prevenibili, come attrezzature da pesca abbandonate o pesca eccessiva”.
Essendo appunto i relitti frequentati anche da specie pelagiche in cerca di cibo, è probabile che la stessa femmina di squalo bianco nuotasse nei paraggi allo scopo. In quest’area marina, quella dello Stretto di Sicilia, si concentrano gli avvistamenti del grande predatore nel Mediterraneo, ed è considerata strategica anche a fini riproduttivi, essendo stati rilevati in passato femmine mature ed esemplari giovani, soprattutto nelle acque prossime alla Tunisia.
Qui lo squalo bianco, specie protetta da varie convenzioni internazionali, viene non solo pescato, ma anche venduto nelle pescherie come un qualsiasi pesce, in barba ai divieti. La stessa sorte tocca ad altre specie di squali, oggetto di cattura e commercializzazione nel golfo di Gabes.
Ritornando alle riprese sott'acqua della specie in acque mediterranee, in precedenza erano noti al mondo scientifico solo un breve filmato, tratto dal documentario Uomini e squali di Bruno Vailati del 1976 (nei pressi della tonnara di Favignana), un'altra ripresa dentro una gabbia per tonni in acque libiche nel 2002 e una terza riguardante un piccolo esemplare in acque turche nel 2011. Ma mai era stato filmato uno squalo bianco adulto mentre nuota libero in profondità nel suo habitat naturale.
Circostanza da cui si possono trarre alcune considerazioni. La prima è il completo disinteresse per i sub e la conferma che gli umani non sono nel suo menu abituale. La seconda è la necessità di apportare maggiori tutele alla sua incolumità, soprattutto in zone dove è presente e su cui andrebbero istituite aree marine protette d'alto mare, oltre le acque territoriali. La terza è che i relitti di navi e imbarcazioni, se opportunamente ripuliti da elementi inquinanti, possono rappresentare, oltre che siti dove si sviluppano biodiversità marina e catene trofiche, validi ostacoli alla pesca illegale e clandestina.
Chi va per mare e si immerge è abituato a incontri fuori dal comune: quello che Jacques Cousteau chiamava “il mondo del silenzio” trova sempre il modo di sorprendere anche i sub più esperti.
È accaduto anche di recente, durante una missione in alto mare del 13 maggio per recuperare reti impigliate in un relitto alla fonda a circa 40 metri di profondità nelle acque tra Sicilia e Tunisia, organizzata dalla Healthy Seas Foundation insieme ai partner Ghost Diving e SDSS (The Society for Documentation of Submerged Sites).
Mentre i sub stavano procedendo nell'encomiabile intento, all'improvviso, dal blu è apparsa una sagoma che puntava verso di loro, facendosi via via più grande. L'animale che si è palesato in un batter d'occhio alla loro vista era una femmina adulta di squalo bianco di circa 3,5 metri, il famigerato e temuto Carcharodon carcharias. Ma, nonostante il timore dei sub, non è successo nulla. Lei si è avvicinata, ha dato uno sguardo e ha proseguito tranquillamente oltre, sparendo di nuovo nel blu. Come nulla fosse.
Al cameraman di Ghost Diving Derk Remmers sono tremate le mani, ma poi è riuscito a tenere la calma e riprendere, consapevole dell'evento eccezionale che stava documentando. “Statisticamente, è molto più probabile vincere il jackpot del lotto che incontrare un animale così iconico sott'acqua”, ha spiegato. “Passi decenni a immergerti tra i relitti e a rimuovere le reti fantasma, ma niente ti prepara per un momento come questo. Un incontro con uno squalo così in mare aperto nel Mediterraneo è pazzesco, eppure abbiamo anche portato avanti il nostro piano di immersione per rimuovere le reti dal relitto, poiché ci ha mostrato molto chiaramente l'importanza del nostro lavoro”, ha concluso.
L’incontro è avvenuto mentre la squadra stava lavorando sopra un relitto al largo dello Stretto di Sicilia, un punto chiave per la biodiversità del mare nostrum. Ma è anche una delle zone di pesca più sfruttate nel Mediterraneo, dove le cosiddette “reti fantasma”, sfuggite al controllo di chi le ha calate continuano a intrappolare e uccidere gli abitanti dei fondali e non solo, poiché sono state riprese anche tartarughe marine immagliate.
Alla missione si sono uniti ricercatori che già monitorano le popolazioni di squali minacciate nell'area, tra cui gli scienziati Marco Milazzo, dell'Università di Palermo, e Carlo Cattano, del Sicily Marine Center - Stazione Zoologica Anton Dohrn. E hanno avuto pane per i loro denti. “La maggior parte delle nostre conoscenze sugli squali bianchi nel mar Mediterraneo provengono da registrazioni di esemplari morti, catturati durante operazioni di pesca”, ha premesso Cattano. “Osservazioni come questa sono estremamente preziose per migliorare la nostra comprensione della distribuzione, delle abitudini e del comportamento di questa specie in grave pericolo di estinzione, la cui sopravvivenza è minacciata dalle attività umane. La nostra ricerca sugli squali ci ha permesso, nel tempo, di identificare diversi punti salienti per le specie minacciate. Questo avvistamento è particolarmente significativo nel convalidare il valore di conservazione di quest'area”, ha concluso.
Secondo la direttrice della fondazione Healthy Seas Veronika Mikos, “ciò che ha reso questo incontro così potente non è solo lo squalo, ma il contesto in cui è avvenuto. Eravamo lì per rimuovere le reti fantasma che intrappolano varie specie su un ecosistema di relitti, noti attrattori di biodiversità. Momenti come questo ci ricordano quanta vita può ancora esistere nelle acque al largo del Mediterraneo e quanto sia importante proteggerla da minacce prevenibili, come attrezzature da pesca abbandonate o pesca eccessiva”.
Essendo appunto i relitti frequentati anche da specie pelagiche in cerca di cibo, è probabile che la stessa femmina di squalo bianco nuotasse nei paraggi allo scopo. In quest’area marina, quella dello Stretto di Sicilia, si concentrano gli avvistamenti del grande predatore nel Mediterraneo, ed è considerata strategica anche a fini riproduttivi, essendo stati rilevati in passato femmine mature ed esemplari giovani, soprattutto nelle acque prossime alla Tunisia.
Qui lo squalo bianco, specie protetta da varie convenzioni internazionali, viene non solo pescato, ma anche venduto nelle pescherie come un qualsiasi pesce, in barba ai divieti. La stessa sorte tocca ad altre specie di squali, oggetto di cattura e commercializzazione nel golfo di Gabes.
Ritornando alle riprese sott'acqua della specie in acque mediterranee, in precedenza erano noti al mondo scientifico solo un breve filmato, tratto dal documentario Uomini e squali di Bruno Vailati del 1976 (nei pressi della tonnara di Favignana), un'altra ripresa dentro una gabbia per tonni in acque libiche nel 2002 e una terza riguardante un piccolo esemplare in acque turche nel 2011. Ma mai era stato filmato uno squalo bianco adulto mentre nuota libero in profondità nel suo habitat naturale.
Circostanza da cui si possono trarre alcune considerazioni. La prima è il completo disinteresse per i sub e la conferma che gli umani non sono nel suo menu abituale. La seconda è la necessità di apportare maggiori tutele alla sua incolumità, soprattutto in zone dove è presente e su cui andrebbero istituite aree marine protette d'alto mare, oltre le acque territoriali. La terza è che i relitti di navi e imbarcazioni, se opportunamente ripuliti da elementi inquinanti, possono rappresentare, oltre che siti dove si sviluppano biodiversità marina e catene trofiche, validi ostacoli alla pesca illegale e clandestina.